martedì 27 gennaio 2009

Omaggio alla Corea del Nord





La troupe di trapezisti della Corea del Nord ha vinto per la 12 volta (su 33) il Festival di Monte Carlo, come sempre con un membro della troupe in giuria.
In omaggio a questo moderno Paese, offriamo una galleria di manifesti della cultura coreana, che hanno tra l'altro un delizioso sapore circense.








domenica 18 gennaio 2009

5 su 11

Abbiamo quasi miracolosamente indovinato il numero delle statuette: 11.
E su 11 abbiamo indovinato cinque assegnazioni precise. Un dignitoso cinquanta per cento.
Poteva andarci peggio? No. Non avremmo infatti mai pensato che sia Cina che Corea del Nord vincessero ciascuna due premi, e ciascuna delle due con un proprio membro in giuria.

Pronostico a distanza

Stasera proclameranno i vincitori del Festival di Monte Carlo. Noi non ci siamo, ma tentiamo lo stesso un pronostico, pur certi di fare brutta figura. D'altra parte ogni anno e' impossibile prevedere quanti sono i premi d'oro, d'argento o di bronzo.
Facendo una media immaginaria del valore degli artisti, del numero occasionale di statuette attribuito ogni anno, delle voci puntuali di premi concordati, dei privilegi in giuria, noi diremmo:


Clown d'Oro
Troupe Moranbong (Corea del Nord), trapezio e acrobati
Troupe Chijov (Russia), funamboli


Clown d'Argento
Elvis Errani (Italia), elefanti
Giona (Italia), cavalli
Housch-ma-Housch (Ucraina), clown
Flight of Passion, duo aereo
Troupe cinese, acrobati

Clown di Bronzo
Konstantin Mouraviev (Ucraina), acrobata comico
Duo Sorellas (Germania), trapezio
Roger Falck (Francia), tigri
Troupe Maiorov (Russia), acrobati

ma forse saranno pure di piu'.

E' ovvio che ci sbaglieremo, ma divertiamoci pure.

sabato 17 gennaio 2009

Il Sole 24 Ore - (8 Gennaio 2009)

Ragazzi, che circo

di Antonio Audino

E’ un volume davvero prezioso quello dedicato alla Storia del Circo da Raffae­le De Ritis, proprio perché scrit­to da un personaggio che unisce la sua esperienza con le troupe più importanti del mondo, dal Cirque du Soleil al Barnum, con uno scrupolo di studioso atten­to e metodico.

Dunque il libro non nasce sol­tanto da uno sguardo capace di entrare nelle ragioni pin profon­de della creatività circense, ma anche da minuziose ricerche in biblioteche e archivi di vari Pae­si e di incontri con esperti, stori­ci, artisti. Sono necessarie, quin­di, quasi seicento pagine dal tono brillantissimo e acuto, affolla­te di rare e sorprendenti illustra­zioni per ricomporre il lunghissi­mo cammino delle arti della pi­sta, partendo addirittura dall'era neolitica, momento in cui l'auto­re colloca il passaggio dalla ritua­lità allo spettacolo, col nascere di società stanziali, e col bisogno di creare momenti di raffigura­zione simbolica del lavoro quoti­diano ma anche del rapporto tra cielo e terra, tra divino e umano.

Nel suo percorso De Ritis con­fronta scuole diverse come quel­la cinese o la russa, accosta artisti e tecniche, invenzioni e fantasie, e lo fa tenendo compresenti molti aspetti, da quelli figurativi alla di­mensione della relazione spazia­le con lo spettatore per arrivare a territori di analisi estremamente attuali come l'uso del corpo. Tut­ta la storia del mondo, dunque, sembra passare sotto il tendone, cosi come il volume ci ricorda, e se il '68 rivaluterà acrobati e clown come segno di libertà, do­po la crisi degli anni Ottanta e pro­prio in anni recenti e massmedia­lizzati sara proprio il circo a inven­tare linee di riflessione pin vicine alla nostra confusa quotidianità.

Raffaele De Ritis, Storia del Circo Bulzoni, Roma, pagg. 600, € 47,00.