sabato 14 giugno 2008

Il circo degli zingari

Si trova da stasera in Italia il minuscolo circo gitano Romanès. Lo ha fondato Alexander Romanés: l’unica persona al mondo che invece di scappare col circo circo è scappato dal circo. E’ stato prima circense (la sua famiglia circense, Bouglione, è la più grande in Francia), poi musicista, poi zingaro, poi scrittore e infine, mettendo insieme tutte queste cose, diventando ancora una volta circense, seppur a modo suo. Ha fondato questo circo rattoppato nel ’94, tra oscuri cortili e piazzette di Parigi, diventando un successo culturale. I suoi libri di racconti e poesie sono contesi dall’élite degli editori di alta letteratura.


A differenza dei circensi, che generalmente disprezzano gli zingari, Romanés vive ormai in mezzo alle comunità gitane. La Festa del circo contempoeraneo di Brescia, in piena cultura leghista e romofoba, ha piazzato per due settimane un vero e proprio villaggio zingaro, con un abile contro-marketing culturale. Nessuno ancora gli ha dato fuoco, anzi, sembra che verranno tutti a vedere i numeri, ad applaudire i musicisti e a sentire le canzoni della zingara Delia, la moglie di Romanès.

Un misto di furbizia, candore, paraculismo, poesia, genio.

Il circoRomanès con lo spettacolo “La regina delle pozzanghere” è a Brescia dal 14 al 22 Giugno, poi al Festival di Mantova fino al 29.

Vi regaliamo qualche stralcio dai libri di Alexandre Romanés (ancora inediti in Italia, dunque traduzione nostra), e alla fine un estratto video del loro circo.



Vengo da una famiglia di mostratori d’orsi. Mio bisnonno aveva tre mogli e un orso. La scocciatura, diceva, è l’orso.

Mio cugino Sampion è furioso: mi ha sentito dire alla radio che la nostra famiglia è gitana.. Gli prometto di dire d’ora in poi che tutta la nostra famiglia è gitana tranne mio cugion Sampion.

Il romanès è una lingua di sopravvivenza. Come una scialuppa con il minimo per mangiare e bere se la nave affonda.

Per i gitani due cose sono importanti: il sangue e l’oro.

Il circo Romanés non è un’impresa di spettacolo. Meno convenzionale, più semplice e caloroso. Il nostro obiettivo: arrivare a mangiare.

Si dovrebbero avere due vite: una per imparare, l’altra per vivere.

Dio, dare e cielo in gitano sono la stessa parola.

La chiesa è bizzarra. Ci parla sempre del Papa e mai del Cristo.

I tre ingredienti che colorano la mia vita e i miei versi: le mie cinque figlie, il cielo e Dio.

Io, che ero così misogino, faccio solo figlie femmine. Dio mi ha dato una buona lezione che meritavo, e mi ha fatto un grande regalo che non meritavo.

La mia idea, creando un circo, era di viverci, mangiare e mettere il gasolio nel camion. E’ qualcosa di vero, di non fabbricato. E’ piccolo, una musica bella, ininterrotta. Abbiamo rotto le convenzioni del circo come quella di far apparire un numero ogni otto minuti. Lo spettacolo è lavorato nella continuità.

Un giorno incontro un amico, mi dice: “sono veramente sbalordito di vederti tornare a fare il circo”. “Perché?” – “Ti avevo sempre creduto intelligente”.


Cambiare il corso dei fiumi,

catalogare le stelle,

camminare dritto,

abbassare la testa,

dire di sì.

Forse che io

Li obbligo

A guardare il cielo?


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