lunedì 25 febbraio 2008
martedì 12 febbraio 2008
Dopo la nebbia, la neve

Si, senza dubbio è il clown più famoso nei cinque continenti.
Di certo non fa ridere. E per il resto non ci fa proprio impazzire più di tanto, nonostante le ovazioni della critica e gli entusiasmi del pubblico.
Ma di sicuro è un poeta. Ha una estetica propria, una visione compiuta della propria arte, e per un clown è fondamentale.
E poi è il più astuto, furbissimo nella comunicazione: con un sito internet in ogni paese del mondo, e varie unità in tournèe spesso guidate da sosia, e capace di intuire i gusti della stampa.

Comunque Slava Polunin va visto almeno una volta dal vivo (anche se in basso vi offriamo un video), perché il suo spettacolo è un’esperienza simile a nessun’altra. E ha il pregio di emozionare tutti, dai bambini più piccoli agli intellettuali più snob.
E’ una forma di vedere il clown diversa, semplicemente attuale.
Non siamo contro l’icona e il linguaggio dei clown tradizionali, anche se il più delle volte ormai quelli dei circhi restano prevedibili ai limiti del patetico, mettendo più tristezza che allegria.
Almeno Slava sulla tristezza del clown ci costruisce un’operazione teatrale raffinata e coinvolgente.
Allora, in attesa di vedere al circo clowns che facciano veramente ridere, andiamo al teatro a vedere un buon clown malinconico.
5-10 febbraio 2008 TRENTO TEATRO SOCIALE
12-17 febbraio 2008 FIRENZE TEATRO VERDI
domenica 3 febbraio 2008
Restando in piedi a cavallo
Questa è la foto di una nuvola.Ma a ben guardarla somiglia ad un cavallerizzo: personaggio che, al giorno d'oggi, è ormai più facile vedere in una nuvola che nella realtà. Quando, tra il 1760 e il 1770, i primi acrobati equestri creavano a Londra il circo come forma moderna, lo stare in piedi a cavallo era un atto di talento, curiosità, creatività e trasgressione, per tutto quello che la simbologia equestre poteva rappresentare nel più grande impero del mondo.
Questo è forse il motivo principale per cui poi nacque il circo.
Perchè la società accettava ed incoraggiava un linguaggio nuovo, di rottura con le altre forme e con un'estetica legata al proprio tempo. Non esisteva nessuna "tradizione".

Quando questa tradizione circense è stata creata, molti l'hanno esaltata fino a quando il cavallo è stato protagonista della società. Ma oggi alla puzza dello sterco preferiamo quella dei gas di scarico. Pazienza.
L'arte equestre comunque negli ultimi anni è rinata in decine di forme teatrali, spesso interessantissime, nei due emisferi: Zingaro, Cavalia e vari altri cloni. Nel circo di tradizione però il talento delle famiglie equestri è del tutto scomparso. Anche qui, i gas di scarico delle motociclette acrobatiche costano di meno, consentono numeri più facili da fare e piacciono di più ai ragazzini. Del resto dalla televisione al musical, si punta oggigiorno a praticità e sensazionalismo, mandando a farsi fottere arte e talento.
All'ultimo Festival di Monte Carlo, dove alla fine c'è sempre qualcosa di buono (e ci mancherebbe altro, almeno) ha avuto successo una famiglia ungherese, Richter, che ha ricreato un numero di acrobazia equestre d'altri tempi, forse l'unico che resta al mondo così articolato.
In basso potete vederne il video integrale.
Certo, quello che essi fanno si avvicina appena (anzi, neppure) a quanto ancora cinquant'anni fa facevano le grandi famiglie di cavallerizzi. Abbiamo avuto la fortuna di imbatterci spesso negli ultimi superstiti di dinastie quali Loyal, Cristiani, Caroli, Cumberland, Hanneford, Repenski, Zapachny e varie altre. Nelle foto e nei video di tutti questi nomi certi esercizi sono fatti completamente "a pelo" sul cavallo, e i loro numeri iniziano con complicate piramidi.
Ma non fa niente. Non è che oggi possiamo fare gli schizzinosi. I Richter sono comunque bravissimi; e in un'epoca in cui stare in piedi a cavallo non è più un atto creativo con la potenza che poteva avere quasi trecento anni fa.
Sempre meglio, però, che su una nuvola.
mercoledì 30 gennaio 2008
Nebbia

La nebbia al circo è quella che incontriamo quando arriviamo in un parcheggio di periferia. Dove vediamo un tendone tristemente circondato di carrozzoni, il cui fascino è castrato dall'asfalto e dal grigiore del luogo. Dove si intravede dal finestrino della biglietteria, nella luce opaca, la faccia rassegnata di chi sa che neanche stasera il circo sarà pieno. E che forse dovrà dire che c'è un "guasto tecnico" per poter mandare via le venti persone coraggiose che hanno affrontato la nebbia. Perchè neanche stasera ne vale la pena. Anche stasera è meglio evitare di esibirsi al freddo guardando negli occhi chi ha pagato trenta euro di palco ma si tiene il cappotto e alita nebbia, perchè non vale la pena sprecare la nafta del riscaldamento per venti persone. Perchè è comunque triste fare due numeri di meno per andare a dormire prima. Perchè non vengono più neanche con i tagliandi a tre euro dati al semaforo. Perchè è ormai Febbraio, Natale è passato e la gente di questi tempi non viene più. Perchè il circo lo sappiamo fare, ma non lo sappiamo vendere. Perchè in questa città manchiamo da tre anni, però non ci ricordiamo se per questa gente lo spettacolo era uguale, e forse non ci ricordiamo neanche che nome avevamo sui manifesti, l'altra volta, che c'era anche allora la nebbia. Perchè abbiamo perso la poesia e l'incanto di questo mestiere meraviglioso. Perchè ne abbiamo fatto una routine. Invece di fabbricare sogni, timbriamo il cartellino come quelli a cui dovremmo venderli, i sogni.
E intanto i sogni li fabbricano altri. E li vendono. E a Febbraio. E con la fila ai botteghini.

Lo spettacolo parla della gente del circo, delle sue facce e delle sue voci arcaiche, perse nel tempo. Di quando la nebbia era l'involucro di emozioni che portavano in giro e oggi non sanno dare più. Di quando gli artisti sapevano fare gli acrobati ma anche suonare, sedurre, cantare, incantare. Di quando per i circensi non era importante vincere le medaglie ma avere fantasia.
Nebbia arriva in Italia, e va pure parecchio in giro.
Ci sono dei numeri di circo splendidi, dei bei personaggi e anche una bella musica. Io forse non riuscirò a rivederlo perchè è un periodo che sto poco in Italia. Se qualcuno vuole, può mandare al blog le sue impressioni dopo averlo visto.
Ecco la tournée, e in fondo un video.

Tournée en Italie 2008
30 janvier au 3 février Teatro Modena, Genova
5 et 6 février Teatro Archimboldi, Milano
8 et 9 février Teatro Comunale, Pordenone
16 et 17 février Teatro Politeama, Catanzaro
19 au 24 février Teatro Biondo, Palermo
29 février au 9 mars Teatro Donizetti, Bergamo
